
La difesa efficace contro le frodi sui pagamenti non è una questione di vigilanza individuale, ma di architettura sistemica: un ecosistema di controlli che rende la frode proceduralmente impossibile.
- La separazione dei poteri (doppia firma) crea una “frizione procedurale” che blocca le decisioni impulsive indotte dalla manipolazione.
- La validazione tecnologica (Open Banking, software di analisi) automatizza il rilevamento di anomalie che l’occhio umano non può cogliere.
- Le procedure di onboarding rigorose per i fornitori (KYB) eliminano il rischio alla radice, prima ancora che venga emesso un pagamento.
Raccomandazione: Adottate un approccio “Zero Trust” ai pagamenti: ogni richiesta, specialmente se implica un cambio di IBAN, deve essere considerata non attendibile fino a verifica tramite canali multipli e indipendenti.
L’email arriva all’improvviso. È del CEO, è contrassegnata come “URGENTE” e richiede la massima riservatezza. Bisogna effettuare un bonifico immediato verso un nuovo fornitore estero per chiudere un’operazione strategica. Ogni minuto è prezioso. Per un responsabile amministrativo o un tesoriere, questo scenario è fin troppo familiare e rappresenta il punto di partenza della più insidiosa delle minacce finanziarie moderne: la truffa BEC (Business Email Compromise), o truffa del CEO.
Molti pensano che la soluzione risieda in consigli ormai noti: “controllare bene l’indirizzo email del mittente”, “fare una telefonata di verifica”, “formare i dipendenti a riconoscere il phishing”. Sebbene utili, questi accorgimenti si dimostrano spesso insufficienti. I criminali informatici non sfruttano solo falle tecnologiche, ma padroneggiano le leve della psicologia umana: l’urgenza, il rispetto dell’autorità e il desiderio di dimostrarsi efficienti. La pressione psicologica è tale da bypassare anche la cautela dei professionisti più esperti.
E se la vera chiave di volta non fosse aumentare la vigilanza individuale, ma costruire un ecosistema di difesa a prova di manipolazione? Questo articolo si discosta dalle raccomandazioni superficiali per offrire una strategia strutturata, rivolta a chi gestisce la tesoreria aziendale. Analizzeremo come implementare procedure umane inflessibili, sfruttare tecnologie di verifica automatizzata e definire scudi contrattuali per trasformare i vostri processi di pagamento in una fortezza. L’obiettivo non è solo “fare attenzione”, ma rendere il dirottamento dei fondi strutturalmente impraticabile.
In questa guida approfondita, esploreremo le diverse componenti di questa architettura di sicurezza. Analizzeremo le procedure operative, le soluzioni tecnologiche e le clausole contrattuali necessarie per blindare la tesoreria contro ogni tentativo di frode.
Sommario: Strategie integrate per la protezione dei pagamenti B2B
- Perché l’email urgente del “Capo” per un bonifico estero inganna anche i contabili più esperti?
- Come implementare la “Doppia Firma” dispositiva per bloccare i pagamenti sospetti?
- Software di riconciliazione automatica o controllo manuale: cosa rileva meglio le anomalie?
- Il pericolo di pagare su un conto estero non verificato: le procedure KYC per i nuovi fornitori
- Quando accorgersi dell’errore: le prime 24 ore decisive per tentare il “Recall” del bonifico
- L’errore di concedere accessi ai dati bancari a terze parti senza verificare le certificazioni di sicurezza
- Incoterms 2024: Ex Works o DDP, quale ti espone a meno rischi legali?
- Come sfruttare l’Open Banking per aggregare i conti aziendali e semplificare la tesoreria?
Perché l’email urgente del “Capo” per un bonifico estero inganna anche i contabili più esperti?
La trappola della truffa del CEO non scatta per ingenuità o incompetenza, ma perché è progettata per sfruttare i meccanismi decisionali che governano qualsiasi organizzazione efficiente: fiducia e rapidità. I criminali creano uno scenario di ingegneria sociale così verosimile da neutralizzare il pensiero critico. I tre pilastri della manipolazione sono sempre gli stessi: l’urgenza (“l’operazione salta se non paghiamo entro un’ora”), l’autorità (la richiesta proviene da un C-level) e la riservatezza (“non parlarne con nessuno, è un’acquisizione segreta”). Questa combinazione genera una pressione psicologica che spinge all’azione immediata, bypassando i protocolli standard. Il fenomeno è in costante crescita: secondo recenti analisi, si registra un aumento del 65% delle truffe di manipolazione del pagatore solo nel primo semestre del 2024.
I segnali di allarme, sebbene presenti, vengono spesso mascherati dalla credibilità del contesto. Tra questi, i più comuni sono:
- Richieste di mantenere la comunicazione esclusivamente via email, evitando contatti telefonici.
- Dirigenti di alto livello che richiedono informazioni o compiti insoliti, fuori dal normale flusso di lavoro.
- Pressioni per bypassare i canali contabili tradizionali per eseguire bonifici urgenti.
- Piccole ma significative anomalie linguistiche, come date in formato americano (mese-giorno-anno) o frasi che suonano come tradotte meccanicamente.
Studio di caso: Il tentato attacco alla RAI
Un esempio emblematico ha visto come bersaglio il vertice della RAI. Un criminale, spacciandosi per un dirigente, ha richiesto un bonifico urgente. Per conferire un’aura di massima serietà e riservatezza all’operazione, la richiesta era supportata da un complice che impersonava un finto avvocato. Questo dimostra come gli attacchi più sofisticati non si limitino a una singola email, ma costruiscano un intero apparato narrativo per rendere la frode credibile e isolare la vittima, portandola a credere di essere parte di una cerchia ristretta e privilegiata.
L’errore fondamentale non è quindi la “distrazione” del contabile, ma l’esistenza di un processo che permette a una singola persona di eseguire un pagamento critico basandosi sulla sola comunicazione digitale e sulla pressione psicologica. La vera difesa inizia cambiando il sistema, non colpevolizzando l’individuo.
Come implementare la “Doppia Firma” dispositiva per bloccare i pagamenti sospetti?
Se la manipolazione psicologica è l’arma del truffatore, la frizione procedurale è lo scudo più potente dell’azienda. Il concetto di “doppia firma” dispositiva, o principio dei quattro occhi, introduce un ostacolo deliberato nel processo di pagamento che è quasi impossibile da superare per un malintenzionato. Non si tratta di un semplice secondo controllo, ma di una vera e propria separazione dei poteri: la persona che inserisce i dati del bonifico non può essere la stessa che lo autorizza. Questo meccanismo spezza la catena della truffa BEC, che si basa sull’isolare e manipolare un singolo individuo. Con la doppia firma, il truffatore dovrebbe compromettere e convincere due persone distinte, spesso di reparti diversi, aumentando esponenzialmente la difficoltà dell’attacco. L’impatto finanziario di queste frodi è enorme, con perdite globali per 2,9 miliardi di dollari riportate dall’FBI solo nel 2023.
L’implementazione pratica di un sistema di doppia autorizzazione va oltre la semplice policy interna e si ancora a strumenti tecnologici robusti, spesso già disponibili nelle piattaforme di home banking evolute o negli ERP. I passaggi chiave sono:
- Configurare la Strong Customer Authentication (SCA): Assicurarsi che ogni operazione richieda almeno due fattori di autenticazione indipendenti (es. password + token OTP su smartphone).
- Separare le funzioni a livello di sistema: Impostare i profili utente sulla piattaforma bancaria in modo che chi ha i permessi per “inserire” un pagamento non abbia quelli per “autorizzarlo”.
- Implementare il “dynamic linking”: Utilizzare sistemi dove il codice di autorizzazione generato (es. OTP) è legato in modo univoco e non modificabile sia all’importo specifico che all’IBAN del beneficiario. Questo impedisce le frodi “man-in-the-middle”.
- Stabilire matrici di autorizzazione: Definire regole chiare basate su soglie di importo e tipologia di beneficiario (es. pagamenti sopra i 10.000 € o verso nuovi IBAN esteri richiedono sempre l’autorizzazione di un secondo livello o di un dirigente).
- Integrare i flussi di approvazione: Ove possibile, il flusso autorizzativo digitale dovrebbe essere integrato direttamente nel sistema gestionale (ERP) prima ancora di inviare la disposizione alla banca.
La doppia firma non è una complicazione burocratica, ma un pilastro fondamentale dell’architettura di sicurezza dei pagamenti. Trasforma un punto di vulnerabilità individuale in una difesa collettiva e sistemica.
Software di riconciliazione automatica o controllo manuale: cosa rileva meglio le anomalie?
Una volta rafforzate le procedure umane, la linea di difesa successiva è tecnologica. La domanda che si pongono molti tesorieri è se affidarsi all’intuizione esperta di un controllo manuale o alla potenza di calcolo di un software di riconciliazione automatica. La risposta, come spesso accade, non è un aut-aut, ma un et-et. L’occhio umano è imbattibile nel cogliere il contesto (es. “questo fornitore non ci ha mai chiesto un pagamento anticipato”), ma è fallibile, lento e non scalabile di fronte a migliaia di transazioni. Il software, d’altra parte, analizza volumi enormi di dati in tempo reale, individuando pattern e anomalie statistiche invisibili all’uomo.

Un sistema di rilevazione automatico eccelle nell’identificare scostamenti oggettivi, come un cambio di IBAN per un fornitore abituale, pagamenti effettuati in orari insoliti o importi che deviano significativamente dalla media storica. I sistemi più avanzati, basati su Machine Learning, possono persino apprendere i normali pattern comportamentali dell’azienda e segnalare qualsiasi transazione che se ne discosti, anche se apparentemente legittima. Questa capacità di analisi predittiva è un vantaggio incolmabile rispetto al controllo manuale. Il confronto tra i due approcci evidenzia la loro complementarità.
Questa tabella mostra come i due approcci, manuale e automatico, abbiano punti di forza e di debolezza distinti, suggerendo che la strategia ottimale risiede nella loro integrazione.
| Aspetto | Software Automatico | Controllo Manuale |
|---|---|---|
| Rilevazione cambi IBAN | Eccellente – 100% accuratezza | Buono – rischio errore umano |
| Anomalie statistiche | Ottimo – analisi big data | Limitato – campionamento |
| Contesto aziendale | Limitato – regole predefinite | Eccellente – conoscenza diretta |
| Pattern comportamentali | Machine Learning avanzato | Intuizione esperta |
| Velocità di analisi | Real-time su migliaia di transazioni | Lento – max decine al giorno |
| Costo per transazione | Basso dopo setup iniziale | Alto – tempo personale |
La soluzione ideale è quindi un approccio ibrido: il software agisce come un segugio instancabile che segnala le anomalie, mentre il team finanziario interviene con la sua esperienza per investigare il contesto di tali allarmi. L’automazione non sostituisce l’uomo, ma lo potenzia, liberandolo dai controlli ripetitivi e focalizzando la sua attenzione solo dove il rischio è concreto.
Il pericolo di pagare su un conto estero non verificato: le procedure KYC per i nuovi fornitori
Il momento più vulnerabile nel ciclo di vita di un pagamento è l’inserimento di un nuovo fornitore o la modifica delle coordinate bancarie di uno esistente. È qui che i truffatori concentrano i loro sforzi, tentando di infiltrarsi nel database anagrafico dell’azienda con un IBAN fraudolento. Pagare un fornitore sconosciuto, specialmente se su un conto estero, senza un’adeguata procedura di “Know Your Business” (KYB) è come consegnare le chiavi della tesoreria a uno sconosciuto. La fretta e la mancanza di controlli formali sono i migliori alleati dei criminali. Per questo, ogni azienda deve dotarsi di una policy di “Supplier Onboarding” tanto rigorosa quanto quella applicata ai propri clienti (KYC).
Questa procedura non deve essere un semplice passaggio burocratico, ma un vero e proprio sbarramento di sicurezza. Deve includere una serie di verifiche incrociate che validino l’identità e la legittimità del fornitore prima che il suo IBAN venga inserito e abilitato ai pagamenti nel sistema.
Checklist di onboarding fornitori a prova di frode
- Raccolta documentale: Richiedere sempre una visura camerale aggiornata e un certificato di attribuzione IBAN rilasciato ufficialmente dalla banca del fornitore. Non accettare mai un IBAN comunicato via semplice email.
- Verifica indipendente: Verificare le informazioni ricevute tramite fonti terze e indipendenti, come registri delle imprese pubblici. Effettuare una chiamata di conferma utilizzando un numero di telefono trovato sul sito ufficiale del fornitore (mai quello indicato nell’email di richiesta).
- Policy di cambio IBAN: Implementare una rigida policy interna per qualsiasi richiesta di modifica di un IBAN esistente, che deve prevedere una doppia verifica obbligatoria (es. comunicazione via PEC seguita da una telefonata a un contatto pre-registrato).
- Controlli OSINT (Open Source Intelligence): Eseguire una rapida ricerca online sulla reputazione del fornitore, verificando la coerenza tra la ragione sociale, la partita IVA, l’indirizzo e la presenza online.
- Clausole contrattuali: Inserire nei contratti di fornitura clausole specifiche che definiscono i canali ufficiali e sicuri (es. solo via PEC) per la comunicazione di qualsiasi variazione anagrafica o bancaria.
Studio di caso: La truffa alla Zecca dello Stato
Nel maggio 2024, un caso clamoroso ha coinvolto la Zecca dello Stato. Dei cybercriminali sono riusciti a intercettare le comunicazioni con un fornitore estero e, creando un dominio email quasi identico, hanno convinto l’ente a effettuare un pagamento su un nuovo IBAN. La truffa ha permesso di dirottare 50.000 euro prima che l’intervento della Polizia Postale bloccasse un secondo bonifico, ben più ingente, da 3 milioni di euro. Questo dimostra che nessuna organizzazione è immune e che la verifica dell’IBAN è un passaggio non negoziabile.
Trattare ogni nuovo fornitore con un sano scetticismo e sottoporlo a un processo di validazione strutturato è l’investimento a più alto rendimento per la sicurezza della tesoreria.
Quando accorgersi dell’errore: le prime 24 ore decisive per tentare il “Recall” del bonifico
Nonostante tutte le precauzioni, l’errore può accadere. In quel momento, la differenza tra una perdita contenuta e un disastro finanziario si gioca sul cronometro. Le prime 24 ore successive a un bonifico fraudolento sono decisive per tentare un’operazione di “recall”, ovvero la richiesta di storno dei fondi. Sebbene non garantisca il successo, agire con estrema rapidità aumenta significativamente le possibilità di bloccare il denaro prima che venga prelevato o trasferito ulteriormente dai criminali. Il problema è che spesso ci si accorge della frode solo giorni o settimane dopo, quando il fornitore legittimo lamenta il mancato pagamento. Con le frodi sui bonifici che, secondo dati di Bankitalia, sono cresciute del 61% rispetto all’anno precedente, avere un piano di reazione immediata è una componente essenziale della resilienza operativa.
Cosa fare, quindi, non appena si ha il sospetto di aver inviato un bonifico a un IBAN errato o fraudolento? La parola d’ordine è “agire”, non “analizzare”. Ogni minuto perso a investigare internamente è un minuto regalato ai truffatori. È necessario avere un piano d’azione di emergenza chiaro e condiviso con tutto il team amministrativo.
Il piano d’azione per le prime ore deve essere schematico e noto a tutti:
- Contatto immediato con la banca: Chiamare subito il proprio gestore o il contatto diretto presso la banca, evitando i call center generici. È fondamentale avere un canale prioritario per le emergenze.
- Avere i dati pronti: Fornire immediatamente alla banca tutti i dettagli della transazione: codice CRO/TRN, data, importo, beneficiario e IBAN. La prontezza nel reperire queste informazioni è cruciale.
- Formalizzare la richiesta via PEC: Subito dopo la telefonata, inviare una richiesta formale di recall del bonifico tramite Posta Elettronica Certificata (PEC). Questo documento ha valore legale e traccia l’orario esatto della segnalazione.
- Segnalare alla Polizia Postale: Contattare immediatamente la Polizia Postale e delle Comunicazioni per sporgere denuncia. Il loro intervento è essenziale per attivare le procedure di cooperazione internazionale e tentare il blocco dei fondi sul conto di destinazione.
- Documentare ogni cosa: Salvare tutte le email, gli screenshot delle conversazioni e qualsiasi altra comunicazione relativa alla frode. Questa documentazione sarà indispensabile per le indagini e per eventuali azioni legali o richieste di risarcimento assicurativo.
La velocità è tutto. Preparare in anticipo questo protocollo di emergenza, con contatti e procedure già definiti, può fare la differenza tra un grande spavento e una perdita irreversibile.
L’errore di concedere accessi ai dati bancari a terze parti senza verificare le certificazioni di sicurezza
Nell’era dell’Open Banking, le aziende si affidano sempre più a software di terze parti (TPP – Third Party Providers) per la gestione della tesoreria, la riconciliazione dei pagamenti o l’analisi finanziaria. Questi strumenti offrono un’efficienza senza precedenti, ma introducono anche un nuovo vettore di rischio: la condivisione dei dati bancari. Concedere l’accesso a un TPP senza un’accurata verifica delle sue credenziali di sicurezza è un errore strategico che può esporre l’intera infrastruttura finanziaria aziendale. Come sottolinea UniCredit nella sua guida alla PSD2, la sicurezza del sistema si basa su regole precise.
Per garantire trasparenza e sicurezza a banche e clienti le terze parti devono essere registrate, autorizzate e regolamentate a livello dell’Unione Europea.
– UniCredit, Guida PSD2 UniCredit
Adottare un approccio Zero Trust anche verso i fornitori di software è fondamentale. Non basta fidarsi delle promesse commerciali; è necessario esigere e verificare le certificazioni che attestano la conformità ai più alti standard di sicurezza. Un fornitore affidabile deve essere in grado di dimostrare la propria robustezza attraverso documentazione ufficiale.

Prima di integrare qualsiasi software che acceda ai conti aziendali, è indispensabile eseguire un audit di sicurezza. Questa checklist può guidare la valutazione:
- Verifica autorizzazione Banca d’Italia: Controllare che il fornitore sia regolarmente iscritto all’albo degli Istituti di Pagamento (IP) o degli Istituti di Moneta Elettronica (IMEL) tenuto dalla Banca d’Italia.
- Certificazioni di sicurezza: Richiedere prova del conseguimento di certificazioni riconosciute a livello internazionale, come la ISO/IEC 27001 per la gestione della sicurezza delle informazioni.
- Report di audit indipendenti: Verificare la disponibilità di report SOC 2 (Service Organization Control 2), che attestano la validità dei controlli interni su sicurezza, disponibilità e riservatezza dei dati.
- Autenticazione PSD2: Assicurarsi che il TPP utilizzi i certificati qualificati eIDAS (QWACs e QSealCs) previsti dalla direttiva PSD2 per identificarsi in modo sicuro presso le banche.
- Permessi granulari (Principio del minimo privilegio): Controllare che la soluzione permetta di configurare permessi API granulari, concedendo l’accesso solo ai dati e alle funzionalità strettamente necessarie per il servizio offerto.
La sicurezza della tesoreria dipende dalla solidità dell’anello più debole della catena. Verificare scrupolosamente i partner tecnologici non è un’opzione, ma un imperativo.
Punti chiave da ricordare
- La frode BEC non è primariamente una falla tecnica, ma uno sfruttamento mirato dei bias psicologici come urgenza e autorità.
- La “doppia firma” o separazione dei poteri è la difesa procedurale più efficace perché spezza la catena di manipolazione su un singolo individuo.
- L’automazione (software di analisi) non sostituisce il controllo umano, ma lo potenzia, segnalando anomalie invisibili all’analisi manuale.
Incoterms 2024: Ex Works o DDP, quale ti espone a meno rischi legali?
La protezione dalle frodi non si ferma ai processi interni, ma si estende alla struttura stessa dei contratti commerciali, in particolare nel commercio internazionale. La scelta degli Incoterms, le regole che definiscono responsabilità e rischi tra venditore e compratore, ha un impatto diretto sull’esposizione alle truffe. Un’analisi superficiale potrebbe portare a preferire l’EXW (Ex Works), dove il compratore si fa carico di quasi tutte le responsabilità e i costi, apparendo economicamente vantaggioso. Tuttavia, dal punto di vista della sicurezza dei pagamenti, questa scelta è la più rischiosa. Con l’EXW, il pagamento viene spesso richiesto in anticipo, prima ancora che il compratore abbia il controllo o la visibilità sulla merce. Questo crea lo scenario ideale per i “fornitori fantasma” (ghost-supplier) che incassano l’anticipo e spariscono.
Al contrario, l’incoterm DDP (Delivered Duty Paid), pur apparendo più costoso, offre uno scudo protettivo molto più robusto. Con il DDP, la massima responsabilità ricade sul venditore, che deve consegnare la merce a destinazione, sdoganata e con tutti i dazi pagati. Questo implica che il pagamento finale può essere legato alla verifica effettiva della consegna, riducendo quasi a zero il rischio di pagare per merce mai spedita. La scelta dell’Incoterm giusto è, a tutti gli effetti, una decisione di risk management.
Il confronto tra questi due estremi evidenzia come un apparente risparmio di costo possa tradursi in un rischio di frode molto più elevato.
| Aspetto | EXW (Ex Works) | DDP (Delivered Duty Paid) |
|---|---|---|
| Momento pagamento | Anticipato – alto rischio | A consegna – basso rischio |
| Controllo merce | Nessuno prima del pagamento | Completo prima del pagamento |
| Rischio ghost-supplier | Molto alto | Minimo |
| Responsabilità venditore | Minima | Massima |
| Costo totale | Apparentemente basso | Più alto ma trasparente |
| Tracciabilità | Limitata | Completa end-to-end |
Oltre alla scelta dell’Incoterm, è fondamentale abbinare strumenti di pagamento che mitighino ulteriormente il rischio, specialmente con nuovi fornitori o in transazioni di alto valore:
- Lettere di credito (L/C): La banca si impegna a pagare il fornitore solo a fronte della presentazione di documenti conformi che attestano la spedizione della merce.
- Garanzie bancarie a prima richiesta: Offrono una sicurezza al venditore, ma possono essere strutturate per proteggere anche il compratore.
- Servizi di escrow digitale: Un intermediario terzo trattiene i fondi e li rilascia al venditore solo dopo che il compratore ha confermato la ricezione e la conformità della merce.
- Controllo del codice BIC/SWIFT: Verificare sempre che il codice della banca del beneficiario sia geograficamente coerente con la sua sede dichiarata.
Integrare la valutazione del rischio di frode nella negoziazione contrattuale e nella scelta degli strumenti di pagamento è un livello di sofisticazione che distingue una tesoreria reattiva da una proattiva.
Come sfruttare l’Open Banking per aggregare i conti aziendali e semplificare la tesoreria?
La difesa dalle frodi IBAN entra in una nuova era grazie all’Open Banking e alla direttiva PSD2. Questa rivoluzione tecnologica e normativa trasforma la sicurezza dei pagamenti da un processo reattivo e manuale a uno proattivo e automatizzato. Sfruttare le API (Application Programming Interface) messe a disposizione dalle banche permette di integrare i controlli di sicurezza direttamente all’interno dei sistemi gestionali aziendali (ERP), creando un ecosistema di tesoreria centralizzato, efficiente e, soprattutto, più sicuro. L’aggregazione dei conti tramite servizi AIS (Account Information Service) offre una visione d’insieme in tempo reale di tutta la liquidità aziendale, mentre i servizi PIS (Payment Initiation Service) permettono di avviare pagamenti direttamente dall’ERP, riducendo gli errori manuali e i rischi legati all’accesso a molteplici piattaforme di home banking.
La vera svolta, però, è la possibilità di automatizzare la fiducia. La tecnologia più impattante in questo senso è la “Verification of Payee” (VoP), un servizio che consente di verificare in tempo reale la corrispondenza tra il nome del beneficiario e l’IBAN inserito prima di confermare il bonifico. Questa misura, resa obbligatoria dal 9 ottobre 2024 per tutti i bonifici nell’area SEPA, annulla di fatto il rischio di dirottamento dei pagamenti.
Studio di caso: Il servizio CBI Name Check
In Italia, un esempio concreto di questa tecnologia è il servizio CBI Name Check. Sviluppato in conformità con il nuovo regolamento europeo, permette alle aziende di integrare nei propri sistemi una verifica istantanea IBAN-nominativo. Prima di inviare un bonifico, il sistema interroga la banca del beneficiario e riceve una conferma (o una smentita) sulla corrispondenza dei dati. Questo semplice controllo automatizzato previene alla radice le frodi basate sulla sostituzione dell’IBAN, trasformando un punto di vulnerabilità critica in un checkpoint di sicurezza invalicabile.
L’implementazione di una strategia basata sull’Open Banking permette di fare un salto di qualità nella gestione della tesoreria:
- Avviare pagamenti sicuri: Usare API PIS per ordinare i bonifici direttamente dall’ERP, eliminando il data entry manuale e il rischio di errori.
- Aggregare e monitorare: Utilizzare servizi AIS per avere una visione consolidata e in tempo reale di tutti i saldi e movimenti su tutti i conti aziendali, anche di banche diverse.
- Verificare prima di pagare: Integrare un servizio di “Confirmation of Payee” (come CBI Name Check) per validare ogni IBAN prima dell’esecuzione del bonifico.
- Impostare alert intelligenti: Configurare notifiche automatiche per operazioni anomale, come pagamenti verso IBAN mai utilizzati in precedenza o che superano determinate soglie.
L’Open Banking non è solo una questione di efficienza, ma rappresenta la più potente architettura tecnologica oggi disponibile per costruire una tesoreria resiliente e a prova di frode.
Per trasformare questi concetti in una difesa attiva, il prossimo passo è avviare un audit interno dei vostri processi di pagamento attuali e valutare le soluzioni tecnologiche oggi disponibili per automatizzare la fiducia e blindare la vostra tesoreria.